Centro Studi Giorgio Morandi
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Biografia Giorgio Morandi

Inizia la carriera scolastica, ottenendo dal Comune quell'incarico di insegnamento del disegno nelle scuole elementari che manterrà fino al 1929, Nel 1915 viene chiamato alle armi e assegnato al Secondo Reggimento Granatieri di stanza a Parma: dopo un mese e messo si ammala gravemente e viene ricoverato nel locale ospedale militare; poi è rimandato a casa e quindi riformato.

Pur se si tratta di anni di profonda riflessione, restano poche opere perché – come ricorda Lamberto Vitali – “molte ne distrugge”. Dopo le Bagnanti , i Paesaggi e le Nature morte del 1915-1916, durante l'inverno del 1917 si ammala di nuovo. Di quest'anno restano con qualche certezza soltanto i Fiori di collezione privata milanese e un Paesaggio estivi di ritmo disteso.

Si apre l'altissima stagione metafisica, a cui appartengono una decina di opere del 1918-1919, che rivelano come il ruolo di Morandi all'interno del movimento metafisico sia di piena rilevanza e autonomia. Nel 1919 lo stesso de Chirico sottolinea nella sua Autobiografia , ritrovata nell'archivio di Edita Broglio, come “insieme a Carlo Carrà, ad Ardengo Soffici e a Giorgio Morandi, de Chirico tende continuamente a rimettere in carreggiata il senso della tradizione smarrito e guastato in Italia dalla pseudo-accademica arte ufficiale e dalle cialtronerie secessioniste dei zappaterra pennellatori” (cfr. Giorgio de Chirico, Il meccanismo del pensiero. Critica, polemica, autobiografia 1911-1943 , Einaudi, Torino, 1985, pp.74-76).

Il 18 marzo 1918 il primo articolo monografico su Morandi, a firma di Riccardo Bacchelli, appare sul quotidiano romano “Il Tempo”, a testimonianza di un interesse per il giovane pittore che verrà subito manifestato anche dal letterato bolognese Giuseppe Raimondi, che riprende parte dell'articolo in “ La Raccolta ” del 15 aprile, corredando il testo con la riproduzione della Natura morta all'acquaforte del 1915. Morandi incontra Carlo Carrà e Giorgio de Chirico nel 1919, tramite l'amico Raimondi, così come grazie a lui viene a contatto con i letterati de “ La Ronda ”. Alla fine del 1918 egli aveva già conosciuto Mario Broglio che il 15 novembre aveva iniziato la pubblicazione di “Valori Plastici”. Broglio offre a Morandi un contratto per le sue opere, che sarà stipulato il 26 dicembre del 1919 e che, con successive riconferme, varrà fino al 1924.

Mentre le opere dell'artista bolognese si fanno più plastiche, riflettendo la poetica del gruppo che fa capo alla rivista romana (basti ricordare la fondamentale Natura morta con l'orcio del 1920), Mario Broglio mantiene i suoi impegni e organizza prima a Berlino e in altri centri tedeschi, nel 1921, e poi alla “Fiorentina Primaverile” nel 1922, rassegne di gruppo che vedono Morandi fra i protagonisti. Nella mostra di Firenze, la sua opera viene presentata in catalogo da un acuto testo di de Chirico, al quale si deve la famosa frase:“ Egli partecipa in tal modo del grande lirismo creato dall'ultima profonda arte europea: la metafisica degli oggetti più comuni”. Degli anni 1922-1925 è una serie di Paesaggi luminosi che, come ricorda Vitali, “non sarebbero comprensibili senza l'esempio di Corot e non soltanto per le sue soluzioni rigorosamente tonali”.

Morandi non resta escluso dai fatti salienti del dibattito culturale, è presente alle due mostre del Novecento italiano alla Permanente di Milano del 1926 e nel 1929 e, se pur non partecipa attivamente alle vicende del gruppo di Margherita Sarfatti, invia sue opere in diverse rassegne. Queste figurano alla mostra della Galleria Bonaparte a Parigi (dicembre 1929), a Basilea (gennaio – febbraio 1930) e a Berna (marzo – maggio), a Buenos Aires e in alcune città brasiliane nel 1930.

L'artista è vicino anche al gruppo degli intellettuali de “Il Selvaggio”, rivista fondata e diretta da Mino Maccari a partire dal 1924; con loro si presenta alla Prima Esposizione Internazionale dell'Incisione Moderna che si tiene a Firenze nel 1927. Maccari gli dedica un lungo articolo in “Il Resto del Carlino”, in data 8 giugno 1927, mettendo in risalto l'“italianità” e la “genuinità” dell'arte morandiana”, così come farà Leo Longanesi l'anno successivo in “L'Italiano”, definendo Morandi “il più bel esemplare di Strapaese”. La consacrazione su questa via verrà quattro anni dopo quando un interno numero de “L'Italiano”, in data 10 marzo 1932, sarà dedicato interamente a Morandi con un testo critico di Ardengo Soffici.

L'artista bolognese viene invitato alla Biennale di Venezia: nel 1928 presenta quattro acquaforti e una cartella di incisioni nella sala del bianco e nero; nel 1930 espone due acqueforti e quattro dipinti; nel 193 è ancora a Venezia con due Nature morte all'acquaforte.

Morandi espone frequentemente all'estero: oltre alle già ricordate mostre del Novecento italiano, nel 1929 viene invitato al Premio Carnegie di Pittsburgh (vi ritornerà l'anno successivo e ancora nel 1933 e nel 1936 e altre tre volte nel secondo dopoguerra); nel 1931 invia una sua Natura morta alla Settimana Italiana di Atene; nel 1933 un'altra Natura morta è esposta al Kunstlerhaus di Vienna per la rassegna “ Moderne Italienische Kunst”; nel 1934 sue opere partecipano alla Mostra d'Arte Italiana organizzata dalla Biennale di Venezia negli Stati Uniti; nel 1935 due Nature morte recentissime vengono esposte alla grande mostra d'arte italiana contemporanea allestita al Jeu de Paume di Parigi; nel 1937 suoi dipinti figurano all'Esposizione Universale di Parigi; nello stesso anno la Biennale di Venezia organizza una grande mostra a Berlino e Morandi è tra gli invitati.

Questo accade anche per la rassegna alla Kunsthalle di Berna, ove Morandi presenta quattro opere (1938).

E' noto che fino al 1956 Morandi non compie viaggi all'estero, ma egli si dimostra sempre molto attento alle occasioni internazionali di rilievo: nel 1939 invia un gruppo di opere particolarmente importanti alla “Golden Gate Exhibition “ che si apre a San Francisco; l'anno seguente è alla mostra d'arte italiana allestita a Zurigo.

Altrettanto significativo per comprendere la stima di cui gode l'artista negli ambienti intellettuali e ufficiali del periodo, è l'andamento della sua carriera scolastica: dopo aver insegnato per molti anni nelle scuole comunali di disegno, nel febbraio del 1930 ottiene “per chiara fama” e “ senza concorso” la cattedra di incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, ove insegnerà fino al 1 ottobre 1956, quando, su sua specifica richiesta, viene collocato a riposo dopo più di ventisei anni di insegnamento.

Ancora più rilevante della sua presenza alle Biennali veneziane, è quella alle Quadriennali romane: nel 1931 e nel 1935 Morandi fa parte della commissione di accettazione ed è presente anche come espositore con poche opere significative ( Natura morta con la fruttiera del 1931). Ma il “caso Morandi” esplode nel 1939, alla terza edizione della mostra romana: Morandi ha un'intera sala personale con 42 oli, 2 disegni e 12 acqueforti e ottiene il secondo premio per la pittura, alle spalle del più giovane Bruno Saetti.

Si scatenano le polemiche sia all'attribuzione del primo premio, sia sul valore intrinseco della sala morandiana. Dalla sua, l'artista bolognese ha studiosi di grande valore come Roberto Longhi, Cesare Brandi, Giulio Carlo Argan, Giuseppe Marchiori e il giovane Duilio Morosini che sulle pagine di “ Corrente” ne esalta il senso poetico. Arnaldo Beccaria, oltre a diversi articoli sulla stessa rivista milanese, pubblica in quell'anno la prima, piccola monografia su Morandi.

Pur in mezzo alle polemiche, ma con il conforto di estimatori di vaglia come Longhi, Brandi, Vitali, Ragghianti e Gnudi, Morandi continua a lavorare nello studio di via Fondazza e durante le estati a Grizzana. Giungono gli anni della guerra e l'artista, nel giugno del 1943, si ritira sfollato nel paese appenninico, ove si sviluppa quella “grande stagione” che Francesco Arcangeli ravvisa nei Paesaggi e nelle Nature morte del 1942-1943.

Nella primavera del 1945 Roberto Longhi presenta alla Galleria del Fiore di Firenze una personale dell'amico lontano, di cui non ha ancora ricevuto notizie e che ritroverà solo qualche mese più tardi.

Mentre si riaccendono le polemiche sull' “impegno” in arte, non è un caso se alla rinnovata Biennale del 1948, dove esplode il Fronte Nuovo delle Arti, il primo premio per la pittura venga assegnato a Morandi che presenta undici tele degli anni 1916-1920 nelle sale dedicate a “Tre pittori italiani dal 1910 al 1920” , ove figurano anche opere di Carrà e di de Chirico con la presentazione di Francesco Arcangeli. Nello stesso anno, a sottolineare l'importanza della produzione grafica dell'artista, Carlo Alberto Petrucci allestisce alla Calcografia Nazionale di Roma una sua rassegna antologica di acqueforti, che rinnova l'interesse della stampa e del pubblico nei confronti di quello che una cerchia di estimatori, selezionata ma sempre più ampia, considera ormai come uno dei maestri del secolo.

Morandi infatti gode del favore dei più esclusivi ambienti internazionali e alcune sue opere vengono ospitate in prestigiose rassegne nel Nord Europa e negli Stati Uniti. A consacrazione di tale stima critica, giunge nel 1957 il primo premio per la pittura conferitogli alla quarta Biennale di San Paolo del Brasile, dove nel 1953 aveva ottenuto il primo premio per l'incisione. E' d'altronde sufficiente scorrere l'elenco delle esposizioni all'estero per rendersi conto di quanto sia considerata l'opera del maestro bolognese, con mostre personali di rilievo al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles nel 1949 (grafica), al Gemeentemuseum dell'Aja e alle New Burlington Galleries di Londra nel 1954, al Kunstmuseum di Winterthur nel 1956, alla World House Gallery di New York nel 1957 e nel 1960, a Siegen nel 1962 dove gli viene assegnato il Premio Rubens, al Badischer Kunstverein di Karlsruhe nel 1964.

Dopo circa un anno di malattia, Giorgio Morandi si spegne a Bologna il 18 giugno del 1964.

Marilena Pasquali

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